Beato Bartolomeo Cerveri

Beato Bartolomeo Cerveri Sacerdote e martire

21 aprile

Savigliano, Cuneo, 1420 – Cervere, Cuneo, 21 aprile 1466

Nato, come il Beato Antonio Pavoni, a Savigliano, manifestò giovanissimo un raro fervore per la vita religiosa e una forte passione per lo studio. Fu docente alla facoltà teologica di Torino, priore di Savigliano e inquisitore della fede per il Piemonte e la Liguria. Il 21 aprile 1466 cinque valdesi lo aggredirono e lo uccisero a colpi di spada mentre si stava recando a Cervere, nei pressi di Fossano.

Emblema: Palma
Martirologio Romano: A Cervere presso Fossano in Piemonte, beato Bartolomeo Cerveri, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, trafitto dalle lance, confermò con la morte la fede cattolica, per la quale aveva strenuamente combattuto.

L’Ordine di San Domenico, fondato per la difesa della fede, non venne mai meno alla sua gloriosa missione. Tra il XIV ed il XV secolo l’Italia settentrionale era infestata da mille errori, ma i figli di San Domenico si dimostrarono sempre pronti a morire piuttosto che vedere intaccata la retta fede. Il convento di Savigliano, nel cuneese, diede alla Chiesa in tale contesto storico tre beati martiri: Antonio Pavoni, Pietro Cambiani e Bartolomeo Cerveri, nonché il confessore Aimone Taparelli.
Oggetto della presente scheda agiografica, nell’anniversario del suo martirio, è il Beato Bartolomeo Cerveri. Egli nacque nel 1420 a Savigliano da una nobile famiglia. Suo padre era infatti Signore di Cuffia, Cervere e Rosano. Entrò giovanissimo nella locale prioria domenicana e sin dal principio dimostrò grande impegno nell’apprendimento della scienza sacra e nell’esercizio delle virtù. Venne allora mandato a proseguire gli studi all’università di Torino dove, caso unico negli annali della scuola, l8 maggio 1452 conseguì contemporaneamente la licenza, il dottorato e l’assunzione a docente universitario. Per ben due volte venne eletto priore del convento di Savigliano, del quale fece ampliare la chiesa. Fu inoltre direttore dei monasteri femminili di Savigliano e di Revello. Nel 1451 venne poi nominato inquisitore della fede per il Piemonte e la Liguria, compito pericoloso dato l’elevato numero di eretici, ma dal quale ottenne buoni frutti con la parola e la fama di santità, piuttosto che con i discutibili metodi “forti” in uso a quel tempo.
La sua attività non tardò comunque ad attirargli l’odio degli eretici ed egli divenne consapevole di essere ormai chiamato a dare la vita per testimoniare la propria fede. Bartolomeo parve inoltre essere stato avvertito in modo soprannaturale della fine che lo attendeva, quando il 21 aprile 1466 si incamminò verso Cervere con i confratelli fra Giovanni Boscato e Gian Piero Riccardi per il consueto lavoro apostolico. Fece innanzitutto un’accurata e devota confessione ad uno dei confratelli e poi, quasi scherzando, gli confidò che quella sarebbe stata la prima ed ultima volta che si sarebbe recato a Cervere, di cui tra l’altro il suo casato portava il nome: “Mi chiamo Bartolomeo da Cervere e mai vi ho messo piede, oggi vi andrò come Inquisitore per lasciarvi la vita”. Lasciata dunque Bra, a circa un chilometro da Cervere presso un avvallamento, che poi prese il nome di “la cumba dla mort”, i tre religiosi vennero circondati da cinque eretici, che ferirono gravemente uno di loro e colpirono mortalmente al ventre Bartolomeo con vari colpi di lancia. Il terzo confratello riuscì invece fortunatamente a mettersi in salvo. Il martire spirò pregando per i suoi assassini.
Vari documenti attestano concordemente che alla sua morte seguirono parecchi fatti miracolosi. Si narra che al momento stesso dell’eccidio, i saviglianesi videro il sole verso oriente, cioè in direzione di Cervere, mentre essendo sul far della sera esso avrebbe dovuto ormai tramontare ad occidente. Sul luogo del delitto, ove oggi sorge una cappella in suo onore, crebbe un albero i cui rami e le cui fronde assunsero la conformazione di una croce. Merita infine ricordare ancora un episodio inspiegabile, cioè che dal corpo del martire non fuoriuscì alcuna goccia di sangue sino a quando, quattro mesi dopo, i saviglianesi ed i domenicani giunsero nella chiesa di Cervere per riavere il suo corpo. Solo allora, dunque, fuoriuscirono rivoli di sangue dalle numerose ferite, tra lo stupore generale. Giunta a Savigliano, la salma fu sepolta con grandi onori, ottenne numerose grazie ed il martire iniziò ad essere invocato contro la folgore e la grandine. Nel 1802, con la soppressione del convento saviglianese, si rese necessario traslare nuovamente a Cervere le sue reliquie, ove ancora oggi riposano in un’urna sotto l’altar maggiore della chiesa parrocchiale. Il pontefice Beato Pio IX il 22 settembre 1853 confermò il culto “ab immemorabili” tributato all’inquisitore piemontese.

Autore: Fabio Arduino

Categories Sacerdote e martire | Tags: | Posted on August 15, 2011

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