Beato Pietro Adriano Toulorge

Beato Pietro Adriano Toulorge Sacerdote premostratense, martire

13 ottobre

Muneville-le-Bingard, Francia, 4 maggio 1757 – Coutances, Francia, 13 ottobre 1793

Nato il 4 mag. 1757 a Muneville-le-Bingard, in Normandia (Francia), in una famiglia di contadini, fu alunno del seminario maggiore di Coutances il cui rettore era p. Francesco Lefranc, futuro martire della Rivoluzione. Ordinato sacerdote nel 1781, divenne viceparroco a Doville, nel 1782. Il suo parroco, Giacomo Francesco Le Canut, era canonico premostratense della vicina abbazia di Blanchelande. Attratto dalla vita religiosa, il Toulorge entrò in questa abbazia nel 1787, dove ricevette il nome di Pietro Adriano, e prese i voti l’anno dopo.
Nel 1789 furono convocati gli Stati Generali, e molti francesi sperarono in un miglioramento della situazione politica e soprattutto economica. Essa invece precipitò e il 2 nov. l’Assemblea votò la confisca dei beni della Chiesa. Nell’abbazia di Bianche-lande, il priore, membro di un’altra abbazia, approfittò della situazione e dilapidò una parte notevole del patrimonio della comunità. Il Toulorge e tre confratelli denunciarono presso l’autorità civile il modo di comportarsi del priore. Ma il 13 feb. 1790, l’Assemblea soppresse gli ordini monastici e decretò, in data 26 mar., l’inventario dei beni dei monasteri e delle comunità religiose. Inoltre, ogni comune doveva chiedere ai religiosi le loro intenzioni per il futuro. Il 10 giu. 1790, Pietro Adriano e alcuni suoi confratelli dichiararono di voler continuare a vivere nella loro abbazia. Banchelande chiuse le porte verso la fine dello stesso anno e i suoi pochi membri la lasciarono per sempre. Non essendo sacerdote funzionario pubblico, cioè né parroco né viceparroco, il Toulorge non fu costretto a giurare obbedienza alla Costituzione civile del Clero. Fino all’ago. 1792, fu ospite di una famiglia cattolica, che si decise per l’esilio. Ai primi di set., il Toulorge sentì parlare della legge del 26 ago., che condannava alla deportazione i sacerdoti funzionari pubblici che non avevano giurato secondo la formula del giuramento di Libertà e Uguaglianza. Egli, non avendo capito di non essere soggetto a questa legge, pensò di essere minacciato. Così decise di partire per l’isola inglese di Jersey, con 563 altri sacerdoti della diocesi di Coutances. Uno degli emigrati gli fece capire che avrebbe potuto rimanere in Francia. Decise così di tornare in patria, spinto dalla consapevolezza che ormai il popolo cristiano mancava crudelmente di pastori fedeli alla Chiesa e al papa.
Clandestino, riprese il suo ministero, ma il 26 nov. una nuova legge mise al bando tutti gli emigrati tornati in patria, minacciando della pena di morte coloro che fossero stati sorpresi sul territorio nazionale. Dalla fine di nov. 1792 ai primi di set. 1793, data del suo arresto, il Toulorge si nascose, amministrando i sacramenti e celebrando la messa, come testimoniano gli oggetti di culto che portava con sé quando fu arrestato, in seguito ad una vera «caccia al prete» organizzata dall’autorità rivoluzionaria nella regione. Il 4 set. fu interrogato dall’ amministrazione del distretto di Carentan. Nessuno gli chiese del giuramento o di una eventuale emigrazione. Vennero solo messe in risalto le sue qualità di sacerdote. Di fronte alle domande del presidente del tribunale, il Toulorge negò tutto ciò che poteva rivelare il suo ministero clandestino. Poi il tribunale scoprì che l’imputato aveva fatto vidimare il passaporto, e orientò le indagini verso una eventuale emigrazione, che egli negò con determinazione, perché non esisteva la minima prova amministrativa del suo breve passaggio a Jersey. I giudici erano convinti di questa emigrazione, ma non potevano provarla. Dopo aver riflettuto, il Toulorge ammise di essersi travestito con dei vestiti femminili per sfuggire ai suoi inseguitori, ma mantenne la sua menzogna sull’emigrazione a Jersey. Il presidente del tribunale sembrò accettare questa versione dei fatti, intento a dimostrare la colpevolezza del sacerdote che avrebbe «cercato di favorire i progressi del fanatismo» nella regione. Tuttavia, il 7 set., il tribunale decise che il Toulorge doveva essere considerato emigrato e trasferito presso il tribunale criminale del dipartimento de La Manche, la cui sede era Coutances. Domenica 8 set., festa della Natività di Maria, prima di partire per Coutances, il Toulorge decise di dire la verità e confessò il suo breve esilio nell’isola di Jersey. Da quel momento, tale capo d’imputazione assunse un’importanza maggiore e divenne il motivo «politico» che poteva consentire di ucciderlo con tutte le apparenze della legalità se non della giustizia.
Il 22 set., il Toulorge dovette comparire davanti al tribunale criminale e confessò nuovamente il suo esilio. Ma lo stesso tribunale era in imbarazzo, perché il delitto di emigrazione non poteva essere giuridicamente provato. Come si poteva dichiarare emigrato senza prova un sacerdote che confessava un tale delitto? Il suo nome non era iscritto nelle liste degli emigrati. Non era sacerdote funzionario pubblico, quindi non era costretto a giurare. Il suo passaggio a Jersey non era una fuga, ma la conseguenza di una errata interpretazione della legge. Infine era tornato in Francia prima che venisse votata la legge che puniva gli emigrati tornati indietro. Il 12 ott., prima di redigere la versione definitiva della sentenza, il tribunale gli fornì un’ultima occasione di salvarsi, negando la verità. Toulorge conosceva i sentimenti dei giudici, che avrebbero approfittato della situazione se avesse negato la verità sull’esilio di cui tutti erano convinti anche senza prova. Quale spettacolo avrebbe dato un sacerdote a questi rivoluzionari se avesse acconsentito a salvare la propria vita a prezzo di una bugia? Egli rifiutò di salvarsi a questo prezzo e confermò le sue deposizioni anteriori. E così, il tribunale lo condannò a essere ghigliottinato il 13 ott. Allora disse, come san Cipriano: «Deo gratias!». Il Toulorge trascorse l’ultima notte, preparandosi alla morte: scrisse tre lettere in cui manifestò la consapevolezza di morire per la fede cattolica e di essere martire, assieme alla coscienza della propria indegnità. Confermò in questi ultimi scritti la sua fedeltà alla fede e alla Chiesa cattolica, e promise la sua intercessione presso Dio per la stessa Chiesa. Un testimone oculare ha raccontato ciò che il Toulorge disse prima di morire: «Dio mio, nelle tue mani affido il mio spirito! Ti chiedo la restaurazione e la conservazione della santa Chiesa. Perdona, te ne prego, i miei nemici». Il Toulorge fu sepolto nel cimitero San Pietro di Coutances e venerato come «Martire della Verità».
Nel 1922 il Toulorge fu annoverato fra i cinquantasei sacerdoti martiri della Normandia. Dopo il processo diocesano, la Francia precipitò in conflitti sociali e poi a causa dello scoppio della Seconda guerra mondiale la causa fu, di fatto, abbandonata. In occasione del Bicentenario della Rivoluzione francese e della morte del X, l’Ordine premostratense ha ripreso solo la causa di Pietro Adriano Toulorge, a norma della nuova legislazione canonica. Il nulla osta è stato concesso dalla Santa Sede il 24 apr. 1995, per l’avvio del processo diocesano. Gli atti di quest’ultimo sono stati ritenuti validi dalla Congregazione delle Cause dei Santi con decreto dell’8 mag. 1998. La Postilo super martyrio è stata presentata il 5 ago. 1999.

Autore: Bernard Ardura

Fonte:

Bibliotheca Sanctorum

Categories Sacerdote premostratense, martire | Tags: | Posted on August 15, 2011

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